Narrazione del Miracolo approvato

Maria Grazia Veltraino racconta

Dopo 15 anni di malattia, la notte tra l’l1 e il 12 febbraio 2008, verso mattina, ho visto tra il sogno e la veglia la figura di don Luigi Caburlotto, fondatore delle Figlie di S. Giuseppe, un po’ sfocata, ma riconoscibile, avvolta in nuvole bianche, mi pareva di essere nel cortile del mio condominio. Volevo guardarlo più distintamente avvicinandomi, ma ero ferma e non riuscivo a camminare. In quel momento ho sentito una voce che mi diceva: “Cammina!”.

Quella voce mi ha svegliata, impaurita, ma sentendo l’istinto di alzarmi dal letto l’ho fatto subito e sono riuscita a stare in piedi senza sostegno e senza sofferenza. Stupita mi chiedevo che cosa mi stesse succedendo. Ho provato a camminare per casa e ci riuscivo.

Voglio precisare che io conoscevo il Caburlotto fin dal 1954, cioè da quando conosco le Suore Figlie di S. Giuseppe. Io non lo pregavo per la mia guarigione, ma so che lo pregavano altre persone, specialmente le suore.

Poi sono tornata a letto aspettando la badante, Valentina, che di solito entrava alle 8.00-8.30. Io stessa mi alzai ad aprirle la porta, senza però le solite fatiche e senza dovermi appoggiare. Valentina rimase meravigliata e mi chiese subito che cosa mi stava succedendo. Non le raccontai nulla, nel timore di essermi sbagliata o che il miglioramento fosse passeggero.

Le chiesi invece di uscire con me, ma senza la carrozzina che da sei anni e sette mesi non lasciavo mai.
Sono difatti uscita con Valentina per un’ora intera senza aiuto di bastone e di carrozzina, senza perfino appoggiarmi a lei. Abbiamo fatto una passeggiata intorno al palazzo dove abito e nel quartiere.

Per strada, naturalmente ho incontrato molte persone che conosco e tutte si fermavano domandandomi chi mi avesse fatto un simile miracolo. Ero molto emozionata, ma non osavo raccontare in giro cosa mi stava succedendo sempre nel timore di un’illusione. Lo confidai solo a un’amica, Giovanna Lauri, anche lei buona conoscente amica delle Figlie di S. Giuseppe.

Il giorno dopo ho desiderato comprarmi un paio di ciabatte perché non ne trovavo più in casa e ne avevo bisogno se davvero riuscivo ormai a camminare. Nel negozio dove andai con Valentina, per un guasto dell’ascensore dovevo fare 22 gradini per scendere al piano interrato. Mi stupii io stessa di riuscire a scenderli senza fatica. Al rientro, convinta che davvero stava succedendomi qualcosa di straordinario, chiamai le Suore dell’Istituto S. Giuseppe (IV Miglio). Mi rispose sr Teresa Vazzoler, che io conosco da tantissimi anni e che sapeva bene la mia storia e le mie condizioni di salute. Le raccontai che camminavo senza carrozzina. “Non è possibile!” gridava, e subito chiamò la superiora, sr Ancilla Stefani, a sua volta stupita.

Non so se mi credettero. Tanto è vero che il giorno dopo sono venute a casa mia, mi hanno invitato a pranzo da loro – cosa che succedeva periodicamente – ma ebbi l’impressione che questa volta volessero constatare di persona il mio racconto. Tutta la comunità volle sentire quello che mi era successo nei minimi particolari e mi fecero molta festa. Io vivevo questa situazione ancora incredula come se non stesse capitando a me.

Lasciai passare una settimana per convincermi di star meglio effettivamente. Poi andai dal mio medico curante, dottoressa Giannelli Stefania. Nel vedermi si commosse e mi abbracciò dicendomi: “Questo è un miracolo per chi crede, per la scienza è qualcosa di inspiegabile”. Poi soggiunse: “Per ora godiamo questo periodo di grazia, fra qualche mese ne riparleremo!” Mi suggerì di non usare più né carrozzella, né bastone e neppure medicine che già da tempo non prendevo. Comunque mi fissò una visita dopo circa un mese.

Nei giorni seguenti la mia situazione migliorava gradualmente. Quando tornai dalla dottoressa, lei stessa constatò che continuava il mio miglioramento. Fu allora che le manifestai un mio desiderio-promessa: se dopo tre mesi avessi continuato a camminare, sarei andata a venerare il Caburlotto sulla sua tomba a Venezia. La dottoressa acconsentì, pur dicendomi che avrei fatto il mio pellegrinaggio come terapia, accompagnata da una persona.

Oggi, 31 maggio 2008, a 110 giorni circa da quell’11 febbraio, mi trovo effettivamente a Venezia a mantenere la promessa. Ho fatto il viaggio da Roma a Venezia senza provare alcuna difficoltà fisica, ho viaggiato con una suora e ho potuto camminare anche sui ponti senza problemi.
Con grande emozione, dopo 15 anni di impossibilità di viaggiare (9 dei quali ridotta a non poter camminare sciolta) ho rivisto la Casa Madre delle Figlie di S. Giuseppe e ho potuto pregare sulla tomba del ven. Luigi Caburlotto.

Io sono convinta che, se il Fondatore ha ottenuto a me una grazia così speciale, sia avvenuto perché la suora che mi ha seguito come una madre – Madre Girolama Paladin – amava molto il suo Istituto e mi ha fatto conoscere tante suore e comunità. Sicché il dono fatto a me è un dono all’Istituto che mi conosce bene, così tutte le suore possono goderne.

Chi è chiamato a formare i giovani al lavoro, procede per gradi. Prima desta la percezione intellettiva, poi l’immaginazione, il senso estetico, il buon volere e risveglia il gusto del lavoro fino a far desiderare la perfezione. Mons. Luigi Caburlotto