Solenne celebrazione di rendimento di grazie

martedì 7 giugno 2016

Basilica di S. Marco
il 7 giugno 2016

per dire grazie della Beatificazione del nostro Padre Luigi

L’invito, rivolto dalla Madre Generale a tutte le comunità delle Figlie di S. Giuseppe e agli amici, di trovarci il 7 giugno, festa liturgica per noi, memoria per la Chiesa, del nostro beato Padre, è stato raccolto da molti, pur trattandosi di un giorno feriale.

Lo stesso patriarca Francesco Moraglia aveva espresso il desiderio di celebrare in grazie solenne per l’evento spirituale che rappresenta il riconoscimento della santità di un figlio di questa santa Chiesa di Venezia.

Hanno assicurato una preparazione accurata della liturgia (canto e preghiere) le comunità di Venezia, i bambini delle classi finali della Primaria hanno cantato, e di Chirignago, che ha partecipato con il Coro, senza il quale la festa avrebbe sicuramente un tono minore.

San Marco rappresenta il cuore della Chiesa diocesana di Venezia ed è anche riferimento per le Chiese del Triveneto, erede di Aquileia la Chiesa fondazionale di questa nostra terra.

Nella vita sacerdotale del nostro Beato Padre Luigi, fu il luogo della sua ordinazione sacerdotale , quasi un secondo fonte battesimale cui tornare continuamente per ravvivare la fede nel dono del ministero sacro e attingere grazia di fedeltà.


Omelia del Patriarca mons. Francesco Moraglia

Carissimi, con gioia e vera gratitudine eleviamo il nostro “grazie” al Signore per il dono della beatificazione del sacerdote veneziano Luigi Caburlotto. Quell’evento di grazia è ancora vivo in noi a un anno di distanza.

E’ stata una celebrazione pubblica svolta, in Piazza San Marco, nel cuore di quella che fu la sua città. Un evento che indica come la santità di ogni servo o serva del Signore non sia mai un fatto privato ma abbia sempre riflessi nella vita di una comunità e delle conseguenze sociali e culturali rilevantissime.

Nel nostro caso, la vita beata di don Luigi Caburlotto è stata un dono non solo per la Chiesa che è in Venezia ma per l’intera città di cui egli, da veneziano, non solo conosceva calli, campi, campielli e fondamenta ma – come è e dovrebbe essere logico per un prete – conosceva soprattutto le ferite, le fragilità e – come ricorda Papa Francesco – le “periferie esistenziali”.

La beatificazione ci ha offerto la provvidenziale opportunità di riprendere alcuni tratti significativi della sua figura, del suo agire e del suo pensare, riscoprendone il carisma che è stato un vero bene per tutti, un dono di Dio che ha segnato la vita degli uomini e delle donne non solo del tempo del Caburlotto (il XIX secolo) ma anche del nostro.

La sua passione pastorale ed educativa – abbiamo avuto modo più volte di evidenziarlo – si identificava con la sua missione sacerdotale e scaturiva da una profonda fedeltà e obbedienza a Dio al quale don Luigi si era completamente donato – e quando una persona appartiene a Dio la sua vita fiorisce! – e, in pari tempo, da un’attenta osservazione dei bisogni e delle necessità delle persone, in particolare quelle più umili e povere.

A partire dal suo modello pedagogico-spirituale e dal suo esempio, riscoperti e continuamente attualizzati, ciascuno di noi (negli ambiti propri e secondo la particolare vocazione) è invitato, a sua volta, a rispondere con generosità, intelligenza e sensibilità a partire dalla carità pastorale e dall’impegno educativo.

“Fin dalla scuola si impara a vivere da cittadini, ad assumere responsabilità, a trattare con cortesia… Dèdicati allo studio non per costrizione, ma come al tuo dovere di oggi… Oggi, nella scuola, ti prepari ad essere il cittadino di domani”: questi pensieri di don Caburlotto (potrebbero essere scritti oggi per i nostri giovani, per le nostre famiglie, per la nostra realtà sociale!) ci indicano il legame stretto tra il compito educativo – che, in particolare oggi, le Suore Figlie di S. Giuseppe portano avanti insieme alle famiglie e ai laici impegnati in tale opera – e il valore sociale di una solida formazione umana e cristiana.

Non a caso amava ripetere: “Per risanare una società occorre impegnarsi nel campo educativo”. Come ha fatto lui, con tenacia, e come fanno oggi tante persone, consacrate e laiche, che proseguono la sua opera e agiscono sulla scia del suo nome e della sua santità.

Da don Luigi viene poi non solo il forte richiamo all’educazione ma anche un preciso metodo educativo che le sue parole così descrivono: “Solo carità e dolcezza conquistano il cuore e persuadono al bene… Se l’educatore associa dolcezza e autorevolezza, non serve il castigo”. Sulla linea di Don Bosco, infatti, capisce che l’educazione è sempre un fatto di cuore.

E, ancora, rivolgendosi agli educatori insisteva: “…devono propriamente vestirsi di Gesù Cristo e pensare che si addossano, non solo la cura del corpo, ma bensì quella dell’anima, cosa assai delicata; poiché lo stesso Gesù Cristo chiamava le anime pupilla dell’occhio suo. In queste brevissime parole ci fa imparare la carità e la dolcezza. Infatti se praticherete la carità di Gesù, vi sentirete obbligati a compatir tutti, pensando che ognuno ha una particolare natura, quindi solo con la carità e la dolcezza potrete condurli alla perfezione. Persuadetevi però che ci vuol tempo! Anche in questo vi gioverà guardare Gesù come tratta con voi, instancabilmente, e così non vi perderete d’animo se non vedete subito il progresso”.

Educare significa sempre aprirsi ad un continuo e concretissimo atto d’amore che scaturisce, di continuo, dalla preghiera e da una fede ragionata. Sì, generare ed educare sono profondi atti d’amore, gesti d’apertura e accoglienza che domandano, come prima cosa, di rivedere il rapporto con se stessi e le priorità della propria vita.

Non ci stupisce, allora, che la pedagogia cristiana – concretamente presente nella vita dei santi e anche del nostro – mostri in tanti modi che l’educazione coincide, prima di tutto, con un cuore capace d’amare non “in qualche modo” ma secondo ragione e verità. Con tenerezza e fermezza, con un’autorità fatta principalmente di autorevolezza, con dedizione piena.

E – come ho potuto dire anche recentemente, in un’altra nostra occasione d’incontro – l’educazione è sempre un prendere per mano, un incoraggiare ed aiutare a compiere scelte libere, rimanendo persone del nostro tempo. Solo chi è ottimista, umanamente e cristianamente, si spende per l’educazione. Il pessimista, infatti, non genera perché generare è un rischio e l’educazione è il compimento dell’atto generativo.

Destano sempre molto sospetto le fughe in avanti o le nostalgie di un mondo che non esiste più: sono degli alibi preconfezionati per prendere il commiato dalla vita concreta con il rischio, appunto, di una fuga in avanti o verso un passato che non esiste più…

Prima di continuare la nostra liturgia di lode e rendimento di grazie al Signore per il dono della beatificazione di Luigi Caburlotto, desidero sottolineare un altro aspetto che lo qualificava nell’anima: l’amore e la fedeltà assoluta alla preghiera.

“Don Luigi sa bene che il ministero di un sacerdote, per essere efficace, ha bisogno di sostegno spirituale. Egli dedica ogni giorno più di quattro ore alla preghiera e altrettanto tempo allo studio della Sacra Scrittura e di testi teologici e spirituali. Nel tempo della preghiera oltre alla messa, all’ufficio divino, comprende la meditazione, la visita al Santissimo Sacramento e il rosario. E’ convinto che “senza lo spirito di orazione la condizione sacerdotale non sarà più di qualunque altra professione e mestiere” e che “non basta essere devoti e buoni, ma occorre anche la debita scienza”. Pregare e studiare dunque per essere un buon prete. E non verrà mai meno a questo doppio impegno, per non fare del suo sacerdozio un “mestiere”, ma una missione straordinaria e unica, che non ammette cadute di tensione, né pigrizie, né ignoranza” (Domenico Agasso, L’impronta della carità e della dolcezza. Luigi Caburlotto, San Paolo 2015).

Ma il discorso non riguarda solo i preti. Il Caburlotto, infatti, nei suoi pensieri, offre raccomandazioni sulla preghiera preziose per tutti, in particolare per i laici e le famiglie. Invita ad essere “fedeli” per “essere esauditi” ed osserva che “il motivo per cui il Signore non ascolta la vostra preghiera è perché sa che non domandate cose utili alla vostra salvezza eterna o perché domandate cose indifferenti”. E poi consiglia bene come pregare: “con fede, con viva speranza, con purezza di cuore e di mente – degnamente, attentamente, devotamente, con confidenza” (Citazioni tratte da “Luigi Caburlotto Il tesoro da scoprire” a cura di Nicola Gori, Edizioni San Paolo 2015). La preghiera ci aiuta a ritrovare il centro e il “cuore” della nostra vita. E a ridare a Dio il primato in tutto ciò che facciamo.

Come il beato Caburlotto, ognuno di noi è chiamato ad essere – per la propria comunità ecclesiale e civile, nell’attuale contesto sociale – un testimone di quella carità e di quella misericordia che hanno, sempre, infinite possibilità di traduzione pratica e quotidiana. Basti pensare alla geniale concretezza ed efficacia operativa delle singole opere di misericordia corporale e spirituale che dovremmo riscoprire e tradurre in vita realmente vissuta.

Una fede che non si accorge della realtà, delle difficoltà e delle sofferenze non è la fede del Vangelo; potrà essere un modo di pensare che attinge dal Vangelo, ma non è la fede del Vangelo.

Guardiamo, allora, alla concretezza dei santi: don Luigi ci ha dimostrato che è possibile avere questa fede reale e concreta che non è né fuga in avanti né nostalgia del passato ma è un rispondere al Signore che chiama e che passa anche oggi per le nostre città, per le nostre strade, a Venezia per le nostre calli. Se vogliamo onorare il Beato Fondatore dobbiamo, dunque, iniziare a guardare le cose con la concretezza della fede.

E tutto ciò è possibile in ogni condizione di vita, perché questa è la strada vera e reale della santità che abbiamo ricevuto nel battesimo e che siamo chiamati a far fiorire in ogni stagione della vita, da bambini, da ragazzi, da giovani, da adulti, da anziani… fino all’ultimo respiro che il Signore ci concederà!

Onesto è l’uomo che mette la propria intelligenza a servizio del bene sociale. Mons. Luigi Caburlotto